Il turismo e l'economia collaborativa

23-01-2017

I servizi turistici sono tradizionalmente forniti da imprese quali alberghi, taxi o operatori turistici. Recentemente, sempre più soggetti privati propongono di condividere temporaneamente con i turisti ciò che è in loro possesso (ad esempio la casa o l'automobile) o ciò che sono in grado di fare (ad esempio pasti o escursioni). Questo tipo di condivisione è noto come "economia collaborativa", la quale non si limita al turismo e si può trovare in numerosi ambiti dell'attività sociale ed economica, nonostante il turismo sia uno dei settori maggiormente interessati. La condivisione di beni e servizi tra privati non rappresenta di per sé nulla di nuovo. Tuttavia, lo sviluppo di Internet e, di conseguenza, la creazione delle piattaforme online hanno reso tale condivisione più semplice che mai. Nello scorso decennio sono emerse sul mercato numerose imprese di gestione di tali piattaforme. Un ben noto esempio è una piattaforma in cui le persone possono prenotare un alloggio (Airbnb). L'economia collaborativa ha un impatto sia positivo sia negativo sul turismo. I suoi sostenitori ritengono che essa fornisca un accesso agevole a un'ampia gamma di servizi che sono spesso di qualità più elevata e più accessibili sotto il profilo dei costi rispetto a quelli forniti dalle controparti commerciali tradizionali. Coloro che assumono invece una posizione critica sostengono che l'economia collaborativa determini una concorrenza sleale, riduca la sicurezza dei posti di lavoro, eluda le tasse e rappresenti una minaccia per le norme in materia di sicurezza, salute e accessibilità per i disabili. La risposta all'economia collaborativa resta frammentaria nell'UE. Alcuni aspetti o attività sono stati regolamentati a livello nazionale, regionale o locale. Nel giugno 2016 la Commissione europea ha pubblicato una comunicazione su un un'agenda europea per l'economia collaborativa, allo scopo di fornire alcuni chiarimenti sulle norme dell'UE in materia e offrire orientamenti politici alle autorità pubbliche. Anche il Parlamento europeo e i comitati consultivi hanno affrontato la questione in varie risoluzioni e pareri. Questa è un'edizione aggiornata di un Briefing del settembre 2015.

I servizi turistici sono tradizionalmente forniti da imprese quali alberghi, taxi o operatori turistici. Recentemente, sempre più soggetti privati propongono di condividere temporaneamente con i turisti ciò che è in loro possesso (ad esempio la casa o l'automobile) o ciò che sono in grado di fare (ad esempio pasti o escursioni). Questo tipo di condivisione è noto come "economia collaborativa", la quale non si limita al turismo e si può trovare in numerosi ambiti dell'attività sociale ed economica, nonostante il turismo sia uno dei settori maggiormente interessati. La condivisione di beni e servizi tra privati non rappresenta di per sé nulla di nuovo. Tuttavia, lo sviluppo di Internet e, di conseguenza, la creazione delle piattaforme online hanno reso tale condivisione più semplice che mai. Nello scorso decennio sono emerse sul mercato numerose imprese di gestione di tali piattaforme. Un ben noto esempio è una piattaforma in cui le persone possono prenotare un alloggio (Airbnb). L'economia collaborativa ha un impatto sia positivo sia negativo sul turismo. I suoi sostenitori ritengono che essa fornisca un accesso agevole a un'ampia gamma di servizi che sono spesso di qualità più elevata e più accessibili sotto il profilo dei costi rispetto a quelli forniti dalle controparti commerciali tradizionali. Coloro che assumono invece una posizione critica sostengono che l'economia collaborativa determini una concorrenza sleale, riduca la sicurezza dei posti di lavoro, eluda le tasse e rappresenti una minaccia per le norme in materia di sicurezza, salute e accessibilità per i disabili. La risposta all'economia collaborativa resta frammentaria nell'UE. Alcuni aspetti o attività sono stati regolamentati a livello nazionale, regionale o locale. Nel giugno 2016 la Commissione europea ha pubblicato una comunicazione su un un'agenda europea per l'economia collaborativa, allo scopo di fornire alcuni chiarimenti sulle norme dell'UE in materia e offrire orientamenti politici alle autorità pubbliche. Anche il Parlamento europeo e i comitati consultivi hanno affrontato la questione in varie risoluzioni e pareri. Questa è un'edizione aggiornata di un Briefing del settembre 2015.